giovedì 23 aprile 2015

Montevideo sulle orme della tragedia aerea del 1972 nelle Ande – URUGUAY.



Arrivati in città a Montevideo abbiamo subito conosciuto Mariana, la nostra nuova amica conosciuta 
al museo con la nostra amica Mariana
quest’inverno via internet, lei fa parte del gruppo  “Re Viven” che su fb segue la storia della tragedia della Ande dove nel 1972 cadde un aereo ed i sopravissuti per rimanere in vita si nutrirono dei compagni morti. Il libro in italiano scritto dallo scrittore inglese Piers Paul Read si intitola “Tabù” ed e’ stato uno dei nostri primi letti,  ricordavamo da sempre questa particolare storia, ed ora eccoci qua assieme a Mariana a conoscerla più a fondo.
Museo  Andes 1972.
con Jorg Thomsen
Questo museo privato nasce solamente nel 2013 grazie a Jörg Thomsen che amico dei sopravissuti decide di raccontarne la storia per non dimenticare, di seguito un breve riassunto di quanto accadde:
il 13 ottobre 1972 un aereo militare uruguayano fokker fairchild 571 – diretto a Santiago in Cile -  con a bordo 45 persone, di cui 5 dell’equipaggio ed il resto giocatori di rugby con familiari ed amici al seguito, per il maltempo e per errore del pilota  si schianta contro una montagna delle Ande ad un altitudine di circa 3.500mt. Persero la vita 29 persone (alcuni nello schianto aereo, altri a seguito delle ferite riportate ed alcuni travolti da una valanga sulla montagna) e ne sopravvissero 16 oggi ancora tutte in vita. La storia ha dell’incredibile perché sulla montagna venne presa la discussa decisione, per sopravvivere, di mangiare i corpi degli amici già morti salvandosi cosi dopo una forzata prigionia in quota di 72 giorni.
La salvezza avviene grazie ai coraggiosi Fernando Parrado e Roberto Canessa che dopo 10 giorni di camminata a piedi tra le montagne raggiungono la valle dove incontrano il mandriano cileno Don Sergio Catalan. Commovente il loro incontro perché mentre Canessa si ferma ormai esausto Parrado piu’ avanti impossibilitato a proseguire per il torrente impetuoso scorge il pastore sul lato opposto e gli manda un messaggio scritto a mano su un foglio di carta avvolto in una pietra con la richiesta di soccorso. Partono cosi i soccorsi per salvare le persone rimaste miracolosamente in vita sulla montagna e che alcuni genitori non hanno mai smesso di cercare perché convinti fino all’ultimo che non fossero morti, tra questi il padre di Carlos Carlito Paez che non si diede per vinto e trascorse diverse settimane sulle montagne a cercare suo figlio.
Di seguito alcune foto.
Foto scattata in volo poco prima dello schianto.
Al sole per riscaldarsi dal freddo della montagna.
Roberto Canessa e Pedro Algorta seduti sulla fusoliera.
Resti dell’aereo visto dall’alto.
Lettera scritta da Fernando Parrado e lanciata con un sasso al mandriano che lo osservava dall’altro lato del fiume,  c’era scritto:
Vengo da un aereo che è caduto nelle montagne. Sono uruguaiano. Sono dieci giorni che stiamo camminando. Ho un amico ferito. Nell'aereo aspettano 14 persone ferite. Abbiamo bisogno di andarcene velocemente da qui e non sappiamo come. Non abbiamo da mangiare. Siamo debilitati. Quando ci vengono a prendere? Per favore, non possiamo più camminare. Dove siamo?
Lo storico incontro tra il mandriano Don Sergio Catalan, Fernando Parrado e Roberto Canessa.
Valle de las lagrimas dove riposano le spoglie dei 28 periti nella tragedia.
Solo le spoglie di Rafael Echavarren Vasquez riposano nel cimitero di Montevideo su sua espressa volontà prima di morire, lui voleva a tutti i costi andare via dalla montagna e ritornare nella sua città  natale.
Aereo militare gemello del fokker fairchild 571, ne esistevano tre: il 570, 571 (che si schiantò sulle Ande) ed il 572 della foto.
Siamo stati al Collegio Stella Maris dove alcuni della storia avevano frequentato tale scuola, in loro memoria la targa e le foto.
Incontro con Ana Ines (seconda da destra a sinistra) la sorella di Julio Martinez Lamas perito la prima notte sulla montagna. Durante i 72 giorni di cui non si ha notizia  della sorte dei 45 passeggeri del fairchild 571 tredici mamme si riuniscono e su suggerimento di una di esse, maestra di scuola, decidono di creare una biblioteca per dare la possibilità a persone bisognose di utilizzarla gratuitamente,  nasce cosi la “Biblioteca nuestros hijos” (biblioteca dei nostri figli) che oggi conta una sede con diverso materiale didattico ed anche una sala di informatica dove vengono svolti gratuitamente i corsi di avvicinamento ai pc per i ragazzi. Settimanalmente ancor oggi presenziano le mamme  fondatrici e/o parenti stretti che si alternano volontariamente per lavorare nella biblioteca.
Prossima tappa a Nuevo Berlin per un’iniziativa benefica.

1 commento:

  1. Carissimi siete di nuovo in viaggio! Che bella la storia dell'areo caduto sulle Ande, anche noi abbiamo letto il libro, ce l'avevate prestato voi qualcosa come 25 anni fa! Aiuto! Buon viaggio baci. Dona e Paolo

    RispondiElimina